Ci siamo, parte oggi il progetto #connesse. Una settimana tutta dedicata al digitale nata dall’idea di Giulia del Rosso (già mia ospite qui sul blog), social media manager toscana che ha pensato bene di realizzare una serie di dirette sul suo profilo Instagram per insegnare a chi la segue – e non solo – quanto lavoro c’è dietro ai social. Prima protagonista della settimana, Cristina Pastore, ideatrice del profilo Instagram @banigliavintage.

baniglia vintage la protagonista cristina pastore
Cristina Pastore per il progetto #connesse

Baniglia Vintage: storia di Cristina

Chi è Cristina Pastore? “Beh, tutti mi conoscono come Cristitina, poi più nello specifico da diversi anni come Baniglia Vintage (il mio simbolo è la banana in stile Warhol). Baniglia è un progetto nato per caso, anzi per gioco. Un progetto in cui il vintage è protagonista.”

Il vintage, una passione che condivido anche e sopratutto come filosofia di vita. Ma com’è che una giovane donna si è appassionata a questo mondo ed ha deciso di creare uno spazio digitale in cui parlare di vintage e proporlo al pubblico come attività commerciale? “Fin da bambina nella mia famiglia c’è sempre stata la tradizione del riuso. Giravo mercatini e fiere del settore alla ricerca di cose uniche da potermi mettere. Poi ho iniziato a frugare negli armadi delle nonne (non solo le mie) ed ecco che avevo a disposizione una vera e propria collezione di cose vintage”.

I primi passi di Baniglia Vintage

L’attività di vendita vintage on-line di Cristina inizia nel 2016, quando dopo la nascita della sua bambina inizia a cercare un modo per evadere dalla routine casalinga al di là di libri e film. E’ in quell’anno che impara ad usare depop, applicazione marketplace che permette di mettere in vendita vintage e second hand. Man mano impara qual’è il suo target di riferimento e si lancia anche su altre piattaforme.

“Depop rimane la app che utilizzo di più e che mi da più soddisfazioni, ma anche vintag è una piattaforma che sta iniziando a dare i suoi frutti. E’ nuova, in forte crescita, ma sopratutto è solo per i veri appassionati di vintage, li il second hand non c’è, o quanto meno ha già visto una forte selezione. Mentre depop non è targhettizzata, su vintag curano tantissimo l’aspetto social e mettono in collegamento gli appassionati del vintage, quelli che ne riconoscono il valore vero.”

La positività è tutto

Il punto forte di Cristina è che è riuscita a creare un fil rouge tra venditore e acquirente. Ha trovato man mano il suo stile, che si differenzia dagli altri venditori: lei indossa sempre gli abiti da proporre agli acquirenti piuttosto che proporli su un manichino ed incentiva molto le interazioni e la comunicazione con chi vuole acquistare da lei.

Non ho un target preciso, anche perché il vintage è veramente per tutte le età. Posso dire però di avere una mia identità molto forte; identità che mi sono creata partendo dalle cose che odiavo veder fare agli altri utenti quando sono stata acquirente. Un esempio? Ci sono quelli che non rispondono ai messaggi, o ancora quelli che non si rendono disponibili a venire incontro alle richieste di chi vuol comprare. Io cerco sempre di essere a disposizione di chi mi contatta e di essere sempre educata e gentile. Ho un atteggiamento possibilista, ovvero dò la possibilità di vedere tutto nel dettaglio, anche se poi non porta alla conclusione della vendita.”

E su Instagram?

“Su Instagram vendo ancora poco perché molti acquirenti di questo settore non sono ancora particolarmente esperti di metodi di pagamento alternativi come Paypal. Instagram, come per tante altre persone che lavorano in settori diversi dal mio, è principalmente una vetrina che mi aiuta a mostrare gli altri canali di vendita che ho.”

Un peccato, anche perché molte delle app per la vendita on-line prendono percentuali altissime sia dal venditore che dal compratore. Questo permette loro di offrire un servizio di vetrina on-line gratuito (basta aprire un profilo e il gioco è fatto), ma blocca di molto l’espansione della vendita di settori come quello del vintage e del second hand. Settori che, visti anche i tempi che corrono, potrebbero essere la soluzione per uno shopping più cheap ed ecosostenibile.

I mercatini sono la vera svolta. Almeno per me. Credo però di parlare a nome di tutti coloro che amano acquistare capi originali e anche di chi vende oggetti particolari provenienti dal passato, se dico che la vendita nei mercatini è stimolante ed eco-friendly. Non a caso, da qualche anno ho iniziato ad espandere la mia rete sul locale (abito vicino Salerno) e sono tra gli organizzatori del Mercato Marchesa. Questa è un’esperienza che mi permette di conoscere fisicamente le persone a cui di solito vendo i miei capi on-line. Parlo con loro, mi confronto, arricchisco la mia rete di contatti.”

L’armadio della nonna

Abbiamo visto come Cristina sia riuscita con costanza, passione ed impegno a veicolare la sua rete di contatti tra i vari social. E’ una commerciante 2.0 che vende oggetti che vengono dal passato. Nello specifico dagli armadi delle nonne o delle zie. “Le amiche ormai mi chiamano spesso quando devono svuotare l’armadio delle loro nonne o delle loro zie per scegliere qualcosa. Un’alternativa fino ad un anno fa era acquistare all’estero, nei mercati o alle svendite. In ogni caso dietro c’è sempre un’accurata selezione, cosa sottovalutata da chi ancora non capisce l’etica del mondo del vintage.”

baniglia vintage abiti dall'armadio della nonna
Cristina posa sempre per le sue foto di presentazione, mostrando abiti che spesso vengono fuori dall’armadio della nonna.

Eh già. Non basta andare a curiosare nell’armadio della nonna. La selezione del vintage è difficilissima e successivamente è bene affidarsi alle lavanderie giuste; quelle in grado di lavare come si deve i tessuti di una volta per ridargli nuova vita.

“Lavorare nel mondo del vintage significa avere tanta passione e costanza. Senza queste qualità si finisce per mollare il colpo perché quello della ricerca e dello stile sono concetti difficili da far capire alla maggior parte delle persone”.

Cosa vuol dire per te connessione?

La parola connessione secondo me è collegata al non sentirsi isolati. Ho vissuto un periodo di isolamento forzato anche prima del lock down e li capisci che avere un progetto tuo può salvarti la vita dalla negatività. Essere seguita, incoraggiata aumenta la tua autostima e impari a conoscere persone fisicamente molto lontane da te.”